| Cosa
c’è di più affascinante di poter guardare un paesaggio in miniatura..
e ancor di più di crearlo in dieci anni? I bonsai che più ci toccano
sono forse quelli che al tempo consideravamo di scarso futuro;
ed invece, con la pazienza, la devozione e la crescita di capacità
tecniche, essi a distanza di tempo ci rendono orgogliosi di aver
creduto in loro.
Appunto, tanto tempo fa, nell’autunno del 1995, nel mio giardino
avevo un albero di tasso che era stato rinvasato da poco in un
vaso di coltivazione.(foto 1)
Le premesse non erano buone, vista la mancanza di dinamicità e
curve; infatti, i tronchi erano perfettamente diritti e partivano
da una base priva di interesse.
In una serata del nostro Club di Rieti ebbi l’idea di portare
questo tasso, assieme ad altri 4 piccoli della stessa specie,
da poter collocare su una lastra di pietra svasata, a forma di
barca, donatami da Fabrizio Buccini.
Qualche mio compagno mi guardò perplesso, chiedendomi come sarebbero
entrate quelle piante ancora da potare, su quella lastra.
Dopo qualche ora di attento lavoro, usando keto, muschi e colle
epossidiche, il risultato era soddisfacente tenendo conto del
materiale a disposizione. (foto 2)
Il progetto fu quello di immaginare una porzione di bosco sulle
sponde di un lago, con il “Padre” a dare il movimento ed i “figli”
a seguire lo stesso, inclinati verso l’acqua.
Da un attento esame della natura, infatti, ci accorgiamo che i
rami nelle vicinanze dell’acqua, tendono ad avvicinarsi ad essa
per cercare frescura.
Il problema principale fu quello di rendere interessante un tronco
diritto, e per questo fu inclinato e sottoposto ad uno shari,
per dare un senso di movimento.
Inoltre, i rami del leader, partivano tutti dalla zona posteriore
e ci sono voluti dieci anni per aumentare gradualmente la ramificazione
e portarla anche in primo piano.
Nello stesso tempo i rami sono stati inclinati per dare equilibrio
alla composizione; una volta raggiunta la lunghezza desiderata,
si è cominciato a risalire con le punte della vegetazione annuale,
per far vedere la ramificazione a candelabro tipica di vecchie
piante di tasso.
Negli anni si è scelto di eliminare i due piccoli tassi sulla
parte sinistra, per dare pulizia al bosco, accentuare il movimento
verso sinistra e per lasciare lo spazio al primo ramo del “Padre”(foto
3).
Negli anni l’impianto su roccia è stato concimato regolarmente
con prodotti organici, aggiungendo solo la terra ed il muschio
che mano a mano si è dilavato; i bonsai crescono più velocemente
su roccia che in vaso, l’importante è non lasciare asciutto, nel
caso del tasso, l’apparato radicale.
Sebbene tutto ho notato quanto il tasso resista anche ai periodi
di secco; anche essendo una pianta che ama la penombra e l’umidità,
esso è infatti considerato nella progettazione di giardini, come
una pianta anche da roccaglia per la sua resistenza.
Già da tempo ho realizzato per il bosco, un tavolo in legno di
teak, dal colore rossiccio, che si sposa con la corteccia; la
forma è di carattere solido ma arrotondato, con piedi grandi e
leggermente curvi che sostengono visivamente la pietra di supporto(foto
4).
Ora, dopo 10 anni di lavoro, il mio bonsai forse merita alcune
foto professionali (foto da 5 a 11) e così appare
dopo l’ultima lavorazione di marzo 2005.
Ciò che mi rasserena è la giusta scelta fatta al tempo, con
molta meno esperienza di oggi; non aver rinnegato la mia decisione
progettuale è come un matrimonio ben riuscito, che andrà avanti
per sempre. |

|