RISTRUTTURAZIONE
DI UN VECCHIO BONSAI.
Articolo
e supervisione di Stefano Scarani, lavorazione a cura di Daniele
Formichetti.
Qualche
tempo fa il mio amico Valerio Gianotti di Alpignano mi faceva presente
che aveva conosciuto ed avuto come allievo un bonsaista di Rieti
e che lo stesso, dopo tanti anni di lavoro a Torino, sarebbe tornato
a casa: mi invitava quindi a prendere contatti per accoglierlo nel
nostro Club di Rieti. Quale miglior gemellaggio?
Nel giugno del 2002 durante una nostra mostra, ebbi la fortuna di
incontrare Daniele, che di lì a poco sarebbe diventato nostro
socio.
Egli mi parlò di un materiale di Pino Silvestre avuto dallo
stesso Valerio, ma mai avrei pensato che fosse un bonsai già
molto vecchio e che avevo più volte ammirato nel suo giardino.
L'albero era in ottime condizioni di coltivazione, ma aveva bisogno
sia di un rinvaso che di una ristrutturazione, al fine di frenarne
il vigore.
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Vorrei
premettere che ristrutturando ci si trova di fronte a materiali migliorati
rispetto alla prima impostazione, poiché all'inizio ci sono
sempre rami difficili, poveri di vegetazione e dolorose scelte da
fare. In questo caso bisogna ringraziare il proprietario precedente
per lo splendido lavoro.
Reimpostare un bonsai, è un impegno che ognuno dovrebbe avere
nei confronti delle proprie piante e che va fatto ogni qualche anno;
in modo soffice, solo facendo pulizia e sfoltimento delle ramificazioni;
in modo più deciso se l'albero è cresciuto troppo o
al momento ha dei difetti che sono peggiorati negli anni. Non bisogna
precludere nessun aspetto e nessuna idea, come se fosse la prima volta
che lo vediamo. Dopo qualche anno è necessario ristudiare il
soggetto, togliendo i rami indesiderabili lasciati alla prima impostazione
e facendo le sostituzioni degli apici dei rami, perché ci si
trova ormai davanti ad un bonsai con una rigogliosa vegetazione di
albero da vivaio. In altri casi, ristrutturare potrebbe servire a
bonsai ammalati o con basso vigore, cercando le cause nel terreno,
nelle radici o nella poca circolazione di luce.
Nel fare questo bisogna discutere con calma gli eventuali pregi e
difetti e se questi restassero comunque, scegliere il miglior modo
per alleviarli; bisogna poi enfatizzare il tronco ed il movimento
dell'albero, creare gli spazi vuoti, potando i rami principali superflui
e dividendo i palchi, sostituendoci a quello che la natura fa nel
corso degli anni agli yama-dori.
Eventuali radicali cambiamenti vanno diluiti nel tempo, al fine di
mantenere costante la qualità del mocichomi effettuato; le
potature non devono essere troppo aggressive altrimenti il bonsai
reagirebbe troppo e si otterrebbero cacciate troppo forti su tutto
l'albero.Il Maestro Suzuki si raccomanda sempre di osservare bene
il bonsai, facendo solo quello che è indispensabile a migliorare
l'esemplare, quindi rispettando la sua natura ma fissando alti obiettivi.
Per quanto ogni bonsaista abbia diversa capacità e idea artistica,
essa deve convivere con l'albero da ristrutturare, senza stravolgerlo
per forza. |
Dopo
un attento studio all'interno del Club, prendemmo nota dei difetti
del vecchio fronte:
1
- Proporzione dei due tronchi non perfetta per lo stile padre e
figlio;
2 - Posizione del figlio più o meno in linea con il padre;
3 - Rigidità eccessiva dei due tronchi;
4 - Non eccellente uscita dei tronchi dal terreno, nebari difettoso;
5 - Primo ramo del padre e anche del figlio otticamente pesanti
sul fronte:
6 - Rami primari eccessivi che nascondevano la conicità dell'apice
e del tronco.
Secondo la nostra opinione la valorizzazione del Pino sarebbe passata
attraverso il cambio
di fronte, con il quale avremmo migliorato i seguenti punti:
1
- La proporzione dei tronchi sarebbe migliorata attraverso due stadi
di lavoro, riducendo nel tempo l'altezza del figlio;
3 - I due tronchi avrebbero avuto meno rigidità e più
slancio verso l'alto, cosa che consente allo sguardo di godere più
serenamente di un bonsai di grande misura, dando senso di pace ed
eliminando quindi gli elementi di intralcio;
4 - Sarebbe migliorata notevolmente l'uscita dei tronchi dal terreno,
resa più naturale e progressiva e migliorato il nebari;
5 - Avremmo nascosto la visione di uscita e l'origine dei rami grandi,
permettendo di vedere parte di loro e la chioma degli stessi: non
è questo uno stile dove il ramo grande deve farla da padrone;
6 - Potatura di alcuni rami, anche a raggiera, per permettere una
visione del vecchio tronco, della sua corteccia e permettendo allo
sguardo di entrare nel disegno con la creazione di spazio vuoto.
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Vorrei
discutere più analiticamente del punto n.2.
Con il vecchio fronte i due tronchi erano pressoché sullo stesso
piano ed il padre copriva la luce del figlio. E' vero che ripensando
agli insegnamenti del Maestro Hideo Suzuki circa lo stile Sookan (doppio
tronco), ricordavo le parole:" Il figlio va sempre dietro, mai
davanti". Questo per una questione tecnica di prospettiva ma
anche per una questione filosofica, in quanto si ritiene che nella
vita il figlio debba essere mite, obbediente, umile e non superare
l'importanza del padre, deve stare quindi da parte e comportarsi nello
stesso modo.
E' vero anche che il Maestro John Naka(visualizza
lo schema), nella famosa videocassetta sull'impostazione a
due tronchi dell'Abete rosso, fece una vera e propria lezione alla
lavagna, dicendo come il piccolo tronco potesse essere posto in ognuno
delle quattro posizioni attorno al padre, ma nell'angolo dei 45 gradi;
l'importante era che non fosse messo sulla stessa linea.
Ma è altrettanto vero che le regole vanno adattate, specialmente
quando si tratta di un bonsai yama-dori.
A questo punto entrò in gioco una scelta personale, che doveva
mirare comunque a migliorare l'albero. Tenendo quindi conto di tutti
i punti, la scelta cadde sulla posizione in primo piano del figlio,
poiché sebbene tutto avrebbe valorizzato sia se stesso che
il padre(Esempio
n.1). A mio avviso, nel disegno appare comunque il senso di
protezione che il padre ha verso il figlio; questo tipo di sensazioni,
per quanto possano sembrare romantiche, aiutano a creare naturalezza
ed armonia nei bonsai. Per migliorare comunque la proporzione del
figlio, l'anno venturo si potrebbe terminare la reimpostazione, riducendo
l'altezza e la chioma e portando nuova vegetazione verso il basso
a coprire parte del tronco (Esempio
n.2). Un lavoro fatto in due fasi per non stressare troppo
il bonsai.
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Negli
esempi successivi, si potrebbe pensare anche a ridurre la chioma del
padre, per rendere l'esemplare più essenziale e maturo (Esempio
n.3). Non penso però che sia utile eliminare del tutto
il ramo discendente (Esempio
n.4), poiché torneremmo ad evidenziare troppo il figlio;
comunque non otterremmo mai un esemplare in stile Bunjin, in quanto
il bonsai non possiede le numerose e rigorose caratteristiche necessarie
e quindi non servirebbe a niente, ma anzi rovinerebbe tutto.
La lavorazione dell'esemplare richiese l'eliminazione di alcuni rami
della parte alta, per evidenziare la conicità dell'apice e
la bellezza della corteccia. Fu creato un jin e furono separati i
palchi, in modo da permettere la creazione di spazi vuoti e prospettiva.
Il primo ramo discendente del padre fu impostato in modo diradato,
al fine di non sembrare troppo plastico e non pesare otticamente,
accelerando la salita dello sguardo. La chioma fu preparata effettuando
una parziale eliminazione degli aghi vecchi, senza esagerare, in vista
del prossimo rinvaso, in un vaso più basso, tondo e fatto a
mano.
Mi piacerebbe continuare a seguire questo bonsai, fotografando i suoi
sviluppi e documentandoli qui nel mio sito internet.
A fine lavorazione ci trovammo tutti d'accordo sul lavoro svolto,
soprattutto Daniele, ancora stanco per l'impegnativo avvolgimento
e padre ormai di un bonsai ristrutturato e di sua figlia appena nata.
Auguri!
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