UN GINEPRO "SOFFIATO" DAL VENTO

 

Ci sono molti modi di ottenere un buon bonsai. Si può scegliere di accelerare i tempi o di lasciar fare al tempo ed alla natura.
Potrebbe sembrare un paradosso, parlando di alberi che sono educati dall’uomo, ma come si ripete sempre, bisogna usare il tempo giusto e non forzare troppo l’albero a formarsi troppo in fretta. Si otterranno due risultati diversi. Nel caso del ginepro, si possono avere bonsai pronti da esporre anche in 3/4 stagioni, esponendo a sole, concimando molto e pinzando poco. In questo caso noteremmo però, delle vene vive molto piatte che denoterebbero gioventù e una vegetazione molto rigogliosa e folta, ma con palchi alti che ostacolerebbero gli spazi da un ramo e l’altro, con una sensazione di bonsai cinese.
Questo tipo di vegetazione andrebbe sicuramente bene in bonsai superiori ai 50 cm., ma in taglie inferiori non riusciremmo bene a percepire il disegno dell’albero e la forza del tronco. Certo, questa scelta di coltivazione va fatta anche in base allo stile da impostare. In un eretto casuale andrebbero bene palchi folti, con un senso di pieno e stabilità, ma in uno stile inclinato, spazzato dal vento o cascata, la sensazione del movimento ci sarà data solo dallo spazio che ci sarà tra un ramo e l’altro.
Si dice spesso che bisogna “Sentire il vento soffiare tra i rami”, per dare una sensazione di naturalezza e leggerezza. Per fare questo bisogna creare i rami secondari un poco alla volta (anche nelle conifere), e magari rallentare l’ottenimento della vegetazione per averla folta ma in palchi abbastanza bassi.
Riferendomi a questo ginepro, posso raccontare di averlo costruito in 8 anni di lavoro. Un tempo lento, ma che è stato necessario per creare leggerezza e per ottenere gli shari in modo naturale.
Alla prima impostazione non effettuai alcuno shari, ma potai solamente alcuni rami; nei 2 anni successivi l’albero abbandonò circa l’80 % di vena viva, come capita sempre nel ginepro, che adegua l’apparato radicale ed i passaggi di linfa alla vegetazione rimasta. Questa operazione non potrà mai essere copiata in modo esatto dall’uomo, e la soluzione migliore è di lasciar fare la natura.
Oltretutto, in alberi da vivaio nei quali il legno, a causa della crescita veloce, non è mai molto duro, bisogna attendere e non spellarlo subito, in modo che la resina lo renda più resistente.
Dalla prima impostazione il ginepro ha subito una modifica di inclinazione, passando da un prostrato ad una cascata, poiché ora il ramo si protende sotto il bordo del vaso. In questo modo ha guadagnato di forza e suggestione. La disposizione dei rami è molto importante per l’equilibrio totale; infatti il primo ramo di cascata risulta spaziato e leggero, come il cadere di una foglia autunnale, mentre il ramo di bilanciamento carezza la schiena del ginepro in modo da ridare stabilità. Anche i rami dell’apice sono ben visibili.
La vena viva, creata con pazienza ha lo spessore di un piccolo mignolo, e forse è stata anche la causa del lungo tempo occorso per formare la chioma; è come se si trattasse di un giovane albero dal diametro di 2 cm.

La coltivazione ha richiesto concime organico ma soprattutto esposizione in pieno vento e sole, che hanno tenuto bassa la vegetazione. Addirittura per tre stagioni, ma solo l’anno successivo al rinvaso, è stato esposto da aprile ad ottobre sulle tegole del tetto infuocato della mia mansarda, simulando i luoghi preferiti dai ginepri.

Il rinvaso definitivo (anche se di definitivo non c’è mai niente) è stato fatto in un vaso Tokoname tondo borchiato, molto maschile, che contrasta con la femminilità del bonsai; ciò, serve a dare stabilità e forza visiva al disegno, “ancorandolo bene” come un albero spazzato dal vento su un crinale roccioso. Nell’esposizione in Tokonoma ho sempre usato solo 2 elementi, bonsai e pianta di compagnia, sebbene vista la misura inferiore ai 45 cm. avrei potuto usarne 3 per riempire lo spazio.

Aggiungendo un piccolo scroll al centro avrei dato più triangolarità alla composizione, ma visto il movimento del ramo ho preferito farlo “tuffare” direttamente verso la pianta e rendere il tutto più essenziale. La pianta è molto leggera e al limite dell’autunno e si protende verso l’albero. Il tavolo, dello stesso colore del supporto, è stato costruito su misura dal mio amico Mauro Ariosto.
Nel tempo cercherò sempre di mantenere profili bassi, perché è questa la leggerezza che mi piace.
In conclusione vorrei scusarmi per qualche mio modo di intendere e descrivere le operazioni, usato cercando di far capire le sensazioni, cosa importante ma molto difficile.

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