vai al sito delle edizioni volonterioE' VELOCE COSTRUIRE UN FAGGIO?


In genere la scelta tra conifere e caducifoglie è di ordine temporale; i principianti si avvicinano inizialmente a quest'ultime, alle quali sono indirizzati da amici più esperti.
Dopo qualche tempo, maturando si avvicinano alle conifere, che offrono maggior estro artistico e sono generose nel dare risultati e trasformazioni in breve tempo. Un discreto materiale di ginepro o pino in 4/5 stagioni può quasi essere pronto per essere esposto, in quanto i difetti e l'immaturità di coltivazione possono essere mascherati con jin, shari e rami discendenti.
Nel caso delle caducifoglie invece, il discorso è ben diverso. Se ci si limita ad apprezzarle in veste estiva, il fogliame sebbene ancora di grandi dimensioni, copre i difetti e la mancanza di ramificazione fine, che si ottiene con anni di paziente mochicomi. Se invece ci riferiamo al suo miglior momento, quello del letargo invernale, i risultati sono molto più lenti, specie per la costruzione dell'apice.
Classificherei quindi, le conifere come gli alberi più adatti ad un risultato immediato ed artistico; le caducifoglie più adatte ad un paziente lavoro di anni, che ripaga l'ingrato bonsaista a lungo termine.
faggio appena raccolto ottobre 1995Nel caso specifico tratto la storia di un mio Fagus Sylvatica, raccolto nell'ottobre 1995, periodo migliore per l'attecchimento.
Per quanto si possano leggere articoli e riviste, nulla è più importante dell'esperienza diretta, in quanto ogni albero ha una diversa condizione di salute, forza, habitat e clima.
In questo caso, dopo 8 anni di lavoro sono riuscito a comprendere i suoi ritmi di crescita ed i suoi bisogni, che non devono essere imposti dalla nostra fretta. Dopo la raccolta, un faggio, le cui radici hanno bisogno di micelio, resta nella sua zolla per almeno una stagione. Al secondo anno, in febbraio,pratico a seconda della necessità la margotta metodo Watanabe o il rinvaso, pulendo a nudo senza getto d'acqua, sgretolando il terreno ed usando terriccio misto di akadama e pomice (o pozzolana), nelle proporzioni circa del 50%. Non si pensi che nel terriccio siano solo i componenti a fare drenaggio, ma soprattutto la dimensione dei grani.
Luglio 1997Nel faggio adopero un terriccio umido ma drenante, perché se il terriccio resta bagnato a lungo, la ramificazione ed il fogliame crescono in modo esagerato.Quindi, la struttura va costruita in modo lento e costante, cercando di allungare i rami principali anche verso il basso ma con l'andamento morbido di una caducifoglia; quando avremo raggiunto questo obiettivo, potremo cominciare a risalire con le punte verso l'alto curando i rami sottili.
Questi sono i metodi che adopero per frenare la crescita:
- Rinvaso ad anni alterni con eliminazione totale del terriccio, a secco.
- Terriccio privo di humus e scarso concime organico controtempo, a fine di giugno.
- Pinzatura primaverile ad anni alterni. La effettuo solo nella stagione senza rinvaso.
Messa filo di rame marzo 1999Nella stagione del rinvaso non effettuo la pinzatura di primavera, poiché la pianta è già stata frenata con il trapianto e visto il poco tempo passato si rischierebbe un pò; gli internodi saranno comunque molto corti e prepareranno un'ottima crescita per l'anno successivo.
A fine giugno spunto le gemme e tolgo sempre le foglie più grandi, per un 40% del totale: questo premetterà il passaggio della luce, frenerà l'ingrossamento dei rami e preparerà le gemme interne per la prossima stagione, già pronte in autunno.
A fine settembre, assieme a pulizia delle foglie secche e filo, poterò le gemme eccessive e se serve ripeterò anche a febbraio.La pulizia delle gemme grandi va fatta in piccole fasi, altrimenti il faggio reagisce troppo energicamente, producendo anche nuova vegetazione tardiva, che consuma le riserve invernali.
Quindi, per ottenere un faggio dalla ramificazione sottile bisogna frenare in continuazione, concedendo poca crescita per ogni anno.
Mostra Rieti 2000In questa pianta ho messo filo tutti gli anni per pochi mesi, per non far segnare i rami. Ritengo un buon periodo per mettere filo la fine di settembre, quando la pianta è ancora in linfa. In questo caso riparate dal freddo, poiché è rischioso mettere filo in inverno pieno. Eventualmente, se non coincide con il rinvaso, si può fare in marzo.
Nei faggi, ad eccezione del primo anno nel quale uso alluminio, che serve ad abituare i rami ed a creare le prime corrosioni nella corteccia, mi servo di rame cotto, cosa generalmente sconsigliata; può sembrare strano, ma per la mia esperienza esso riesce a piegare con minori torsioni e stress, accostandosi poco al ramo e segnando meno. Il primo anno non viene usato poiché l'ossido potrebbe entrare nelle prime ferite create dalle pieghe. In fondo su un Kindai Bonsai di qualche anno fa, una Stewartia ancor più delicata, era legata con filo di rame.
particolare della posizione febbraio 2003Le potature dei numerosi rami principali esistenti all'origine è stata fatta in modo graduale, per non permettere ritiri di linfa.
La forma della ramificazione ricorda un vecchio faggio, con i rami principali discendenti e pesanti, ma con quelli sottili che ricrescono verso l'alto.
Clicca qui per ingrandire l'immagineAlla fine di questo racconto presento il faggio dopo 8 anni di lavoro, nell'ultima messa a filo, ma ancora con 2/3 anni di tempo da dedicare ad i rami fini, che devono risalire e riempire gli spazi vuoti.
Sebbene il vaso in grès possa piacermi, proverò con un altro di pari forma e dimensione, ma smaltato verde sfumato, per far risaltare meglio in inverno la ramificazione. Già nel 2000 la pianta poteva apparire in buono stato di avanzamento, ma il vero risultato lo vediamo in autunno, senza vegetazione.
Certo, le caducifoglie ci ripagheranno a lungo termine, ma come sarebbe il nostro giardino composto solo da
sempreverdi e conifere?

tutte le foto di questo bonsai
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