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Per
esperienze personali, i cipressi andrebbero raccolti nel periodo
di stasi che va da novembre fino a dicembre, raccogliendo la zolla
e togliendo la terra argillosa in eccesso, sgretolandone un po'
con le mani e piantando in contenitore con molta pomice e un po'
di terriccio. Raccogliendo troppo tardi, il cipresso, che tarda
ad attecchire in vaso e mal sopporta, a differenza del cugino ginepro,
i primi caldi primaverili, potrebbe avere seri problemi. Infatti
la sua superficie offre una maggiore evaporazione di quello che
si pensi. Nel caso tardi a vegetare, con attenzione si può
fare una pulizia leggera delle scaglie vecchie, in modo da dare
aria e luce all'interno. Ai successivi rinvasi è bene togliere
il terriccio originario, il più possibile, mescolando sempre
un po' di humus. Finché la vegetazione non è partita,
e questo accade tardi rispetto ai ginepri, è bene proteggere
dal vento ma anche evitare umidità eccessiva che causa marciumi.
Altre avversità del cipresso, sono afidi e cocciniglia, che
si attaccano fortemente alla pianta; è utile osservare da
vicino per vedere goccioline di melata e piccola cocciniglia, che
va debellata con olio bianco. Sul cipresso, a differenza del ginepro
nostrano ad aghi, se utilizzata con le dovute attenzioni, l'olio
bianco non produce danni; è capitato vedere ginepri soffrire
per l'uso anche attento di questa sostanza.
Una volta attecchito e a regime il cipresso riprende le caratteristiche
vigorose della famiglia costruendo dei palchi eccezionali e vigorosi,
che vanno aiutati con concimazioni organiche. Vorrei osservare che
a mio avviso è più sicuro impostare un cipresso, specialmente
se vecchio e raccolto in natura, mentre è leggermente in
linfa, piuttosto che durante stasi invernale, proteggendo per un
periodo da sole e vento e nebulizzando la chioma. Se lavorato in
autunno, fare molta attenzione alle gelate.
Questo
cipresso è stato raccolto due stagioni fa. La forma sinuosa
del suo grande tronco, che descrive una lettera "C" finendo
nel vaso, ha permesso di costruire un bonsai dal disegno pieno di
forza e vitalità. Per scegliere il fronte mi sono servito
dello studio del tronco e dei rami. Su ambedue i lati del tronco,
saliva uno shari naturale di legna secca, che ci dava quindi due
possibilità equivalenti di scelta; nella prima foto vediamo
però, come il diritto e vecchio ramo principale viene direttamente
verso l'osservatore, non permettendo di utilizzare come fronte.
La scelta è caduta quindi sull'altro lato, inclinando anche
l'albero verso sinistra, in modo da scoprire parte della radice
che in futuro apparirà come shari, ma soprattutto per dare
movimento al tronco e abbassare la posizione del ramo principale.
Un abbozzo di legna secca è servito a vedere l'impatto sul
disegno dei jin; quello apicale sarà tolto quanto prima poiché
così diritto, non si sposa con le curve del tronco. Meglio
usare quelli sulla parte destra, che oltretutto rimango liberi dalla
vegetazione, riportando equilibrio.
Come si può vedere dalle foto del primo ramo, questo si allontana
dal tronco e l'operazione che ho cominciata, è quindi quella
di avvicinarlo per portare anche la vegetazione in primo piano.
Si può vedere come questo ramo sia unito ad un jin già
esistente; se si fosse trattato di un ginepro, più robusto,
avremmo potuto già cominciare la scosciatura dalla parte
morta, ma visto il momento mi sono preoccupato solo di avvicinarlo
con un tirante. Più avanti, quando avrò il conforto
della ripresa vegetativa, potrò proseguire lentamente questo
importante lavoro servendomi anche di un cuneo.
Nella legatura non ho incontrato problemi, poiché con la
giusta attenzione i rami secondari, seppur vecchi sono comunque
flessibili. Non ho potato nessuna punta di ogni germoglio, per lasciare
il vigore ad ogni ramo. Occorrerà un periodo di crescita
per guarire le piccole ferite e non far seccare i rami.
La forma acquisita dal cipresso è piena di forza e lo stile
si può definire tra il moyo-gi-to (che era eretto casuale
prima di rotture di rami) e l'inclinato. Se nel futuro volessi proseguire
su questa rotta, dovrei intersecare del verde sul tronco, per renderlo
più naturale, se invece volessi cambiare nello stile a vento,
basterebbe variare la direzione al ramo di profondità, accorciare
qualche jin e lasciare scoperto il tronco, a cui verrà ripulito
lo shari.
In ogni caso la sensazione dovrà essere quella di sentire
il vento soffiare tra i rami.
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